Domenico Giardina

"Una catastrofe, dai potenziali effetti devastanti. E per rimediare occorrà un immediato intervento del legislatore". Non usa mezze misure, commentando i possibili effetti della sentenza della Cassazione sulla competenza della Corte d’assise nei reati di mafia, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. "Non ne conosciamo ancora la motivazione – dice Ingroia – ma il dispositivo è già abbastanza chiaro. Noi abbiamo studiato le posizioni del Tribunale e della Corte d’assise di Catania, che si erano entrambi dichiarati incompetenti, e propendiamo per la tesi che confermerebbe la competenza a giudicare in capo ai Tribunali". 

 

Il vice di Francesco Messineo (che ha convocato una riunione ad hoc della Dda per lunedì 15 febbraio) sostiene che con il passaggio dei processi di mafia in assise si creerebbe un sovraccarico per le Corti e "si tradirebbe – aggiunge – lo spirito della legge, che vuole che i giudici popolari si occupino solo dei fatti di sangue e non di quelli associativi". 

 

"Se dovesse prevalere la tesi della competenza delle Corti d’assise – continua il pm palermitano – sarebbe una vera e propria catastrofe, perché la questione si potrebbe porre in ogni stato e grado del procedimento. Con effetti che vanno dal regresso del processo in primo grado alla cancellazione di sentenze nei dibattimenti quasi conclusi. E qui si tratta dei capi dell’associazione mafiosa. Altro che processo breve. Sarebbe molto peggio, e gli effetti si ripercuoterebbero nelle vicende di mafia". 

 

"Questo – conclude Ingroia – è il risultato dell’approssimazione con cui si fanno le leggi in tema di mafia. Sono gli effetti di una legislazione che va avanti a strappi, in modo schizofrenico e disorganico. Ci auguriamo che veda presto la luce, anche a causa di questa nuova situazione, il testo unico antimafia, di cui ha nuovamente parlato il presidente del Consiglio nel vertice tenuto nei giorni scorsi a Reggio Calabria".

 

"Tecnicamente la situazione e’ un po’ complessa, stiamo cercando di esaminarla per vedere quali sono i problemi che possono sorgere, comunque la sentenza non dovrebbe determinare scarcerazione perche’ i termini di fase ridecorrono".

 

"Non c’e’ il pericolo di scarcerazione – spiega il procuratore Messineo – perche’ con l’annullamento del decreto che dispone il giudizio ricominciano a decorrere i termini di fase. Sotto questo profilo non c’e’ un allarme immediato, ma certo ci sono problemi giuridici che dovranno essere esaminati".

Il procuratore aggiunge: "Non sono in grado di rispondere analiticamente per singoli processi perche’ la situazione va esaminata caso per caso. Bisogna vedere in che limiti questa pronuncia della Cassazione va ad incidere sulle singole situazioni processuali perche’ e’ anche un problema dei tempi delle contestazioni".

 

"E’ il risultato logico della strada irrazionale che è stata imboccata nella quantificazione delle pene per il reato di associazione mafiosa, che hanno superato di gran lunga i 30 anni". Commenta così le conseguenze della sentenza della Cassazione sui processi di mafia in corso l’avvocato Nino Caleca, difensore di Alessandro Capizzi, uno degli imputati del dibattimento di Termini Imerese che è stato rinviato oggi proprio per questo motivo su richiesta congiunta del Pm e degli avvocati della difesa. "Anche la prescrizione per lo stesso reato – sottolinea il legale – ha superato i 45 anni. A questo punto dobbiamo chiederci se tutto ciò sia normale e compatibile con l’intero sistema normativo". Secondo il penalista palermitano "solo un intervento legislativo potrebbe per il futuro sanare eventuali nullita".

 

"Il governo ponga subito rimedio ad una norma del pacchetto sicurezza, che mette a rischio molti processi di mafia". Lo dice il senatore del Pd, Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, dopo che il Tribunale di Termini Imerese ha sospeso e rinviato un processo di mafia. "A causa di una tecnicalità – aggiunge Lumia – i tribunali sono costretti a bloccare i processi in ogni ordine e grado ed a trasferirli per competenza alla Corte d’Assise. Questo porterebbe all’azzeramento dei processi stessi. In questo modo i tempi della giustizia subirebbero una notevole dilatazione dei tempi". "Un regalo ai boss mafiosi che lo Stato non può permettere", conclude.

 

"La giustizia deve fare il suo corso e non è lontanamente ammissibile abbassare la guardia contro Cosa nostra. Per questo chiediamo al governo di intervenire al più presto con un provvedimento d’urgenza affinché nessun processo venga azzerato e si confermi la competenza a giudicare i capi mafia in capo ai Tribunali". Così la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, sulla recente sentenza della Cassazione.