(SALPU) Un mercato che non è un mercato, dove non si mercanteggia, dove tutto è già deciso prima: prezzo e regole. Un mercato dove i commissionari fanno anche i commercianti in pieno conflitto di interessi.
“E’ il fenomeno della doppia attività, un fenomeno molto diffuso nel mercato ortofrutticolo di Vittoria”. Afferma un produttore.
In pratica i commissionari ortofrutticoli – che dovrebbero avere l’interesse a spuntare il miglior prezzo, anche a vantaggio del produttore – essendo anche commercianti all’ingrosso hanno maggiore convenienza a determinare un prezzo più basso.
Succede che il produttore non riesce mai a partecipare alla determinazione del prezzo, perché non si riesce mai a vendere il prodotto in sua presenza.
“Basta che mi allontano un po’ e stranamente viene subito venduto tutto”. Dice uno di questi.
“La situazione è sempre quella, scarichi e vai via; noi non abbiamo diritto di sapere niente, tanto meno a contrattare, i prezzi ci vengono comunicati a cose fatte, spesso anche l’indomani”. Dice un altro produttore. Risultato: produttori strangolati e consumatori ingannati.
I primi consegnano il raccolto per un compenso in genere troppo basso, spesso al di sotto del costo di produzione; i secondi, alla fine del ciclo, pagano sette o dieci volte il prezzo iniziale.
Chi determina tutto ciò, non è dato sapere.
La Guardia di Finanza sta controllando tutta la filiera distributiva, tutti i canali di approvvigionamento e tutti i canali di uscita della merce; ha ispezionato tutti i mezzi di trasporto e i magazzini; sta verificando le posizioni e le attività di tutte le persone coinvolte nella distribuzione. E’ emersa una situazione di illegalità diffusa e anche tracce chiare di collegamento con la criminalità organizzata, in particolare con il clan camorristico dei casalesi. Ma che il mercato di Vittoria sia succube della mafia, non è stato ancora accertato.
E’ recente l’arresto di tre camionisti campani, uno nel piazzale del mercato, mentre era alla guida del proprio autoarticolato e due mentre si accingevano a lasciare la Sicilia con i loro camion carichi di merce.
Il dato certo è che esiste un giro d’affari da otto miliardi di euro l’anno che muove tir per tutta Italia e che i guadagni aumentano tanto più quanto più la merce viaggia.
In tutto il centro sud l’azienda che sviluppa la mole di affari più grande, milioni di tonnellate di prodotto, è “La Paganese”; e lo fa direttamente o indirettamente.
E’ stato verificato dalla Direzione Nazionale Antimafia che diversi autotrasportatori, fra quelli che venivano a caricare al mercato di Vittoria, avevano effettivamente contatti molto forti con “La Paganese”. I mezzi appartengono tutti a padroncini, piccoli camionisti, ma viaggiano tutti con la stessa insegna, molto grande e vistosa. Si stanno valutando gli effettivi rapporti economici che intercorrono fra questi soggetti e l’azienda che pubblicizzano.
Visivamente appare tutto molto chiaro anche ad un occasionale visitatore del mercato: i produttori scaricano le merci mesti e un po’ scuri in volto; i commissionari invece hanno facce serene e sorridenti, si riconoscono subito anche perché vengono con macchine eccezionali e vestiti benissimo.
Eppure, molti commissionari assicurano che non ci sono tracce di mafia all’interno del mercato:
“Non ci sono infiltrazioni, i casalesi erano una ditta di autotrasporti esterna al mercato, non c’entravano niente col mercato, noi commissionari non abbiamo niente a che fare con gli autotrasporti, era un discorso del quale non potevamo essere a conoscenza”.
Casalesi o non casalesi, qua abbiamo le agenzie, noi prenotiamo il camion e il resto non ci riguarda, del resto non siamo in condizione di dire cosa questi signori facevano e come”.
“Noi lavoriamo dalla mattina alla sera con tanto impegno e onestà, cerchiamo di guadagnarci il pane per la famiglia, non possiamo accorgerci di niente perché non ci siamo messi dentro”.
L’illegalità, però, esiste ed è diffusa: estorsioni indirette attraverso l’imposizione di servizi e di mano d’opera in nero; forniture coatte; casi di falsificazione della provenienza del prodotto e poi il fenomeno della doppia attività, che nessuno può negare.
Già all’inizio di quest’anno, lo ricordiamo, una ventina di produttori ortofrutticoli si erano incatenati all’interno del mercato per protestare contro la mancanza di trasparenza nel meccanismo di formazione dei prezzi. I manifestanti denunciavano che i pannelli che avrebbero dovuto comunicare il mercuriale dei prezzi dei prodotti erano spenti da tempo e avevano invocato interventi drastici contro la pratica della doppia attività.
Le mani dell’agromafia sul mercato ortofrutticolo di Vittoria?
15 giugno 2010 - 18:26
Roberto Rizzuto
