Rosario Cauchi

“L’amianto viene ancora smaltito all’interno del petrolchimico di Gela”.  L’ammissione è giunta nel corso di un incontro tenutosi presso il distretto sanitario cittadino.

 

La considerazione, resa pubblica alla presenza del direttore generale dell’Asp di Caltanissetta Paolo Cantaro e dei rappresentanti di alcune associazioni ambientaliste della città, è frutto delle parole pronunciate da Aldo Iacona dell’Azienda Sanitaria Provinciale nissena.

 

Tra le principali osservazioni, la limitata possibilità di effettuare controlli indipendenti presso il sito Eni.

Lo stesso Iacona, infatti, ha fatto notare che “appena giunti presso l’industria gelese i nostri ispettori devono comunque richiedere le necessarie autorizzazioni alla direzione, e quindi la possibilità di un monitoraggio a trecentosessanta gradi non sempre può completamente concretizzarsi”.

 

La presenza del pericoloso materiale, del resto, viene confermata anche da esponenti di “Aria Nuova”, associazione che da anni si occupa della questione, e che monitora la vertenza dei lavoratori esposti al contatto con la fibra.

“Non è pensabile – secondo diverse note dell’associazione – che l’Inail riconosca l’esposizione degli operai all’amianto fino ad una certa fase temporale, collocabile intorno alla metà degli anni ’90, per poi negarla per gli anni a seguire, come se il materiale si fosse, all’improvviso, magicamente dileguato”.

 

Un addetto alla raffineria, ammette che “l’amianto in stabilimento era presente in ingenti quantità, tanto da essere smaltito almeno fino allo scorso anno, ora ne rimangono quantitativi molto bassi”.

Intanto, molti lavoratori per anni a contatto con l’amianto continuano nel loro percorso finalizzato al riconoscimento di incentivi previdenziali: si richiede soprattutto la possibilità di pre-pensionamenti agevolati proprio dalla loro particolare condizione.