Rosario Cauchi

“Per il Ponte sullo Stretto di Messina sono già stati spesi ben 500 milioni di euro, pur in mancanza di un qualsiasi progetto esecutivo e senza l’avvio di veri e propri cantieri di lavoro”. Il monito giunge da Alberto Ziparo, docente presso la facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, che ha voluto riprendere alcuni dati prodotti dall’economista Domenico Marino. L’intervento si unisce ad un fronte sempre più ampio di analisi critiche circa il maxi progetto. Secondo l’estesa rete “No-Ponte”, infatti, il collegamento stabile Sicilia-Calabria rischia “di duplicare il modello, oramai diventato vero e proprio sistema, dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, eternamente rifinanziata, eternamente infiltrata dalla criminalità organizzata e mai finita”.

 

Tra i punti più critici dell’accordo concluso tra la stazione appaltante ed il raggruppamento “Eurolink”, capeggiato dall’italiana Impregilo, che ricomprende anche la realizzazione delle opere propedeutiche, quello che prevede salatissime penali, che vengono fissate al 10% del valore dell’appalto o al 10% del costo totale dell’investimento, qualora per qualsiasi ragione venissero bloccati i cantieri. 

 

Le realtà che compongono il fronte contrario alla realizzazione del Ponte annunciano, intanto, l’avvio di un periodo di intensa mobilitazione, con il corteo di sabato davanti alle trivelle di Torre Faro e quello nazionale del 2 ottobre. Anche gli inequivocabili messaggi lanciati dai gruppi criminali dell’area continuano ad interessare le analisi degli oppositori al progetto. La rete No-Ponte, infatti, parla “di tanti avvertimenti che dovrebbero far riflettere, soprattutto sulla scorta dell’attentato incendiario dello scorso aprile, quando una trivella appartenente ad una società palermitana, incaricata da Eurolink dell’effettuazione dei sondaggi geologici per il cantiere calabrese di Cannitello, venne data alle fiamme”.

 

Il protocollo di legalità sottoscritto dalle società “Stretto di Messina s.p.a.” ed “Eurolink” insieme ai sindacati ed al Ministero dell’Interno, teso a prevenire possibili infiltrazioni criminali, del resto, non precisa l’ammontare finanziario destinato a garantire tutti gli interventi in favore dell’affermazione delle regole nei cantieri di lavoro.