Ignazio Panzica








Palermo è prossima all’esplodere di una nuova emergenza rifiuti. L’Amia è, ormai, al collasso: autocompattatori guasti; il servizio spazzamento di strade e marciapiedi, in tilt; le casse dell’Azienda senza un euro; una organizzazione aziendale approssimativa e poco funzionale;  dirigenti che dopo la “sconsiderata” gestione 2001-2008, non godono più di alcuna autorevolezza sui dipendenti. Mentre, si moltiplicano le microazioni di sabotaggio sull’efficacia del servizio raccolta rifiuti. Chi le ispira? E’ noto a tutti dall’inizio dell’anno: dai “tristi gruppi di fans dei termovalorizzatori”, storicamente, presenti sul territorio palermitano da Bellolampo a Bagheria, da Villabate a Caccamo sino a Belmonte Mezzagno e Partinico, magari con la collaborazione e la regia di “esperti” consulenti “casalesi”. Si tratta della stessa ciurma, che si era già esibita a Palermo e nei paesi della provincia, producendo l’emergenza rifiuti del maggio/giugno scorsi.

Ne esce, così, un quadro fosco, al quale le Autorità locali, incredibilmente con la loro inanità, sembrerebbero volersi sottrarre. Pensiamo più per voglia di non cercarsi ulteriori “rogne di lavoro”, che per connivenza con i cattivi. La verità è che a Palermo la mafia, ci tiene parecchio  a mettere le sue mani sulla gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. E non c’è molta voglia in giro di contrastare questo disegno delinquenziale. A peggiorare il tutto, oggettivamente, adesso si deve fare i conti, anche, con  l’anomala, stagione di piogge tropicali straordinarie.

Contro una situazione così deteriorata nella raccolta dei rifiuti, ormai abbandonata a se stessa, insorge Davide Faraone, capogruppo Pd al Comune di Palermo. “Si sono raggiunti, nuovamente, i livelli parossistici di questa estate, soprattutto nelle periferie cittadine – dice l’esponente del Pd – ci sono interi quartieri sommersi dai rifiuti, dove il servizio di raccolta non interviene da settimane. Il rischio igienico sanitario è fortissimo e la gente è sempre più esasperata. Il bollettino dei roghi, notte dopo notte, si infittisce, specie nei quartieri di Bonagia, Brancaccio, San Lorenzo, ecc. Il pullulare per le strade di rifiuti non raccolti, coniugato con la tradizionale scarsa manutenzione delle caditoie delle fogne cittadine e le eccezionali piogge verificatesi, hanno prodotto una tale miscela esplosiva, in grado di mettere in ginocchio intere borgate. Occorre, risolvere l’emergenza prima che arrivino altri nuovi nubifragi”.

“Per questo, ho chiesto, con una lettera, al Prefetto Giancarlo Trevisone di sollecitare il governo nazionale per un intervento, straordinario, dell’esercito e dei suoi mezzi di movimentazione e raccolta – prosegue Faraone – al fine di integrare e supportare i lavoratori dell’Amia nella raccolta dei rifiuti. Non vi è alternativa, all’intervento rapido ed efficace dell’esercito. Perché, in questo momento, è in atto il solito gioco delle scaricabarile, tipico dei momenti difficili a Palermo, fra chi dovrebbe e potrebbe intervenire; ma intanto nulla succede. Potremmo, così, evitare che qualche “furbacchione” possa trovare un nuovo alibi, per invocare un altro “stato di emergenza”, con l’unico scopo di volersi procurare “ancora risorse finanziarie” dal governo nazionale. A tal proposito,  condivido l’analisi fatta dal direttore generale dell’Amap  Gesualdo Adelfio, quando sostiene che l’immondizia accumulata gioca un  ruolo fondamentale nell’ostruzione delle caditoie del sistema fognario cittadino, impedendo il regolare deflusso delle acque”.

“Bisogna agire in fretta – conclude Faraone – la città non può reggere, materialmente e psicologicamente, il ripetersi di una nuova emergenza rifiuti. E’ troppo forte il rischio che i palermitani possano, ancor di più, perdere fiducia nello stesso concetto di istituzioni democratiche”.