Da metà 2004, da quando Luca Cordero di Montezemolo è il presidente e Sergio Marchionne l’a.d. di Fiat, il Lingotto non ha "ricevuto un euro dallo Stato". Ma "non voglio entrare in polemica, preferisco il dialogo", dice Montezemolo, indicando che con il governo c’é "un rapporto molto chiaro e positivo di dialogo e confronto". Anche se a stretto giro, dopo una stoccata della Lega ("barzellette", dice Roberto Calderoli), il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola, ribatte: "La Fiat ha saputo crescere in Italia e nel mondo con le sue capacità ma anche con l’aiuto dei governi italiani e degli italiani". Una tesi sposata anche dal titolare del Welfare Maurizio Sacconi, che parla di comprensibile irritazione del Governo. Sullo sfondo c’é la delicata trattativa sulla strategia industriale del Lingotto in Italia, a partire dal futuro dello stabilimento di Termini Imerese. La posizione dell’azienda, del resto, sarebbe stata espressa con chiarezza: è escluso che possa mettersi a fare altre cose che non siano automotive e che possa mettere soldi per il disimpegno di Termini Imerese, piuttosto meglio cedere la fabbrica ‘a zero lire’. Sarebbe poi stata offerta una ipotesi di 6 mesi di incentivi ma la risposta é stata no, perché non garantirebbe continuità, come invece in Francia dove sono stati garantiti 18 mesi. E perché, quando finiscono gli incentivi, c’é un crollo della produzione, i benefici si perdono di colpo ed è un errore già commesso con il governo Prodi. Il Lingotto, poi, non avrebbe gradito gli accostamenti al caso di Alcoa: la Fiat non prende i soldi e scappa. Bene il dialogo, dice dunque Montezemolo, che chiede però di sgomberare il campo da polemiche e pregiudizi. E puntualizza. Sugli aiuti dallo Stato: "Fiat ha molto dato e ha molto ricevuto dall’Italia"; sugli incentivi: bisogna "uscire da un approccio demagogico. Sono rivolti ai consumatori non alle aziende, sono serviti al 70% per auto straniere"; sulla vocazione internazionale e sugli investimenti: basta con i "chiacchiericci sull’italianità. Fiat è e rimane italiana". Il presidente di Fiat lo ha detto all’indomani di un colloquio telefonico con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mentre al ministero dello Sviluppo era in corso la riunione del tavolo tecnico sul futuro di Termini Imerese. E’ l’occasione anche per garantire attenzione "agli uomini e alle donne che lavorano in Fiat", al lavoro, accogliendo così l’invito di Papa Benedetto XVI come già espresso, spiega Montezemolo, in un colloquio con il segretario di Stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone. Intanto, mentre si cerca la soluzione industriale per Termini Imerese, l’azienda mette sul tavolo i numeri dell’eventuale impatto sociale. Su 1.658 lavoratori diretti dell’impianto (altri 307 sono nell’indotto) la Fiat – al tavolo al ministero, secondo quanto riferito da partecipanti alla riunione – ha sottolineato che ce ne sono 806 che hanno almeno 31 anni di anzianità aziendale: ciò significa che, con 4 anni di indennità di mobilità corta, potrebbero essere avviati al pensionamento di anzianità. "Non si è mai parlato di mobilità. La Fiat si è limitata a fornire dati tecnici oggettivi relativi allo stabilimento e ai lavoratori del gruppo a Termini Imerese" hanno precisato fonti del Lingotto. Intanto non si è ancora parlato delle proposte industriali: sono confermate sette manifestazioni di interesse per il sito siciliano ed è stato scelto l’advisor per valutarle: è Invitalia.
Ferma la produzione alla Fiat di Termini Imerese. Gli operai del reparto montaggio, circa l’80% del personale, hanno abbandonato la linea produttiva e sono usciti dalla fabbrica, unendosi ai sindaci del comprensorio termitano che da stamattina stanno effettuando un sit-in davanti ai cancelli per protestare contro la decisione del Lingotto di chiudere lo stabilimento. Lo sciopero di un’ora é stato indetto dai delegati della Fiom-Cgil. "Abbiamo deciso di dare subito una risposta alle notizie negative che ci giungono dal ministero dello Sviluppo", dice Calogero Cuccia, Rsu della Fiom.
