Rosario Cauchi

Stando alle conclusioni fornite da un’indagine condotta da Unioncamere e rese note ieri, le differenze esistenti tra il Nord ed il Sud del Paese si ampliano anche sul piano delle infrastrutture strategiche.

Ferrovie, strade, servizi essenziali, aeroporti: tutti fattori che rafforzano il primato del Nord rispetto alle altre aree italiane, compresa la Sicilia.

Nel decennio appena trascorso, infatti, la differenza si è accentuata di un ulteriore 1%. Il Sud, così, si allontana ancora di più dai livelli imposti dal centro-nord.

Il rapporto complessivo individua un divario del 31% fra i due territori: due velocità, al momento, impossibili da confrontare.

 

Le infrastrutture, così, assurgono al ruolo di nuovo fattore di divario fra le due metà italiane. Il massimo dell’efficienza infrastrutturale, secondo l’indagine, si realizza entro i confini del Nord-Est, vera fucina per lo sviluppo di questa particolare dimensione, che stacca il sud di una percentuale pari al 34,6%.

 

Le uniche infrastrutture del sud Italia in grado di competere con quelle del centro-nord, invece, sono quelle aeroportuali, anche se la loro presenza nel meridione è inferiore del 40% rispetto alla media della dotazione nazionale.

I ricercatori, inoltre, attribuiscono valore allo sviluppo portuale del Sud, in controtendenza rispetto ad altre frange della ricerca.

Gli allarmi, in ogni caso, non risparmiano neanche il nord; lo studio, infatti, individua talune criticità in relazione alla Lombardia, al Friuli-Venezia Giulia e al Veneto.

 

La spaccatura italiana, quindi, si manifesta anche sul piano della presenza di infrastrutture.