E Gaetano Lo Cicero – Commissario liquidatore pro tempore dell’Amia – è finito nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Palermo. Nei suoi confronti si ipotizzano i reati di disastro ambientale colposo, gestione non autorizzata di rifiuti speciali e traffico di rifiuti. Oltre a Lo Cicero, risultano indagate altre 5 persone dell’Amia tra le quali l’ex direttore generale Aldo Serraino e Giovanni Gucciardo, i due dirigenti che negli ultimi sei mesi si sono alternati nel ruolo di responsabili della discarica. Certo, per loro si tratta di un atto dovuto, conseguente al blitz di venerdì scorso dei carabinieri del Noe giunti a sorpresa alla discarica di Bellolampo. Ma La verità è che l’emergenza percolato – la più grande discarica di proprietà pubblica della Sicilia – è veramente di altissimo tasso di pericolosità sociale. Pensate solo la fatto che i carabinieri investigavano già da fine settembre 2009. I pm Maria Teresa Maligno e Gery Ferrara hanno già nominato i tre consulenti tecnici (un chimico, un geologo, un ingegnere) che dovranno fare una perizia giudiziari su tutti gli accertamenti ed i rilievi condotti dai carabinieri durante il blitz della settimana scorsa, durato oltre sei ore, anche esaminando i campioni di percolato e di terreno all’uopo sequestrati. Si tratta di una delicata inchiesta giudiziaria che si muove sull’ipotesi di un reato enorme : quello di catastrofe ambientale. Se pensate che gli investigatori avrebbero quantificato una massa di “liquami tossici di percolato” presente a Bellolampo variabile dalle 25mila alle 50mila tonnellate. Inchiesta ed indagini che, prima o poi, dovranno interconnettersi con i nuclei dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che già lavorano per le due Procure di Palmi e Reggio Calabria. Che già a fine anno scorso, erano piombati a loro volta a Bellolampo e presso la sede sociale dell’Amia. Si tratta di un filone di indagini calabrese che ruota attorno, proprio, ad ipotesi di reato connesse alle modalità di trasporto e conferimento del percolato proveniente da Bellolampo, e destinato a Gioia Tauro, presso l’importante centro meridionale di depurazione e smaltimento dei residui tossici. Un business niente male dal punto di vita economico, se pensate che all’Amia costa 2250 euro a volta smaltire colà un camion carico di percolato.
Solo poche ore prima, in una conferenza stampa preso la sede dell’Amia, Lo Cicero aveva affermato in modo stupefacente che: "Il percolato si è accumulato a causa delle forti piogge di quest’anno, comunque al momento non c’è alcun danno ambientale e da parte nostra ci sarà la massima collaborazione verso la Procura di Palermo. La situazione non è affatto particolarmente allarmante, e comunque è sotto il nostro controllo”
Una rassicurazione che non pare coniugarsi con gli accertamenti dei carabinieri.La vasca di contenimento del percolato a Bellolampo, infatti, risulta stabilmente esondata. Per cui il lago formatosi che i carabinieri hanno misurato avente un diametro di cento metri, dovrebbe contare su un livello di profondità che avrebbe già superato i due metri e mezzo. Spingendo così il PM Gery Ferrara, a fare l’unica ammissione che gli è uscita dalla bocca su questa inchiesta : “ la odierna situazione del percolato a Bellolampo è inconsummensurabilmente più grave e più estesa di ciò che come Procura avevamo visto e rilevato con la nostra precedente inchiesta del 2005”.
I pm stanno anche valutando eventuali responsabilità dell’
E sulla conferenza stampa tranquillizzante di Lo Cicero, solo poche prima, adesso interviene Davide Faraone, capogruppo Pd al consiglio comunale di Palermo: ”Per quanto riguarda la definizione di “laghetto” utilizzata dall’ing. Gaetano Lo Cicero per definire la pozza di 100 mt di diametro contenente almeno 2.500 mc di velenoso e tossico percolato, dire che si sia tratttato di una inopportuna espressione eufemistica basta e avanza. Sarebbe il caso di avvisare Lo Cicero che i problemi gravi non si risolvono giocando con le parole e la loro definizione formale.”
