Amareggiato, pronto a chiarire la sua posizione in sede processuale. Padre Carlo D’Antoni, arrestato il 9 febbraio scorso con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’illecita permanenza di immigrati e falso ideologico in atto pubblico, racconta i suoi 37 giorni di arresti domiciliari. Ieri il Tribunale del riesame di Napoli lo ha rimesso in libertà annullando l’ordinanza cautelare. "Sono dispiaciuto – dice – per la mia comunità parrocchiale in mezzo alla quale tutti i giorni alla luce del sole con l’apporto di innumerevoli volontari si è svolta e si svolge l’accoglienza dei poveri di strada e degli immigrati che per me sono l’icona di coloro che soffrono una diminuzione di rispetto riguardo la loro dignità di uomini e donne". La parrocchia di Bosco Minniti nell’arco di quasi venti anni avrebbe accolto oltre 15 mila persone ed oggi hanno mantenuto l’indirizzo della parrocchia oltre 800 persone. "Tutti questi periodicamente tornano ad abitare in parrocchia in base alle loro necessità. Ad esempio – aggiunge padre Carlo – perché convocati tramite me dalla questura. Senza quella mia dichiarazione, quel foglio, delle persone entravano in grave difficoltà, rischiavano di diventare clandestine, sfruttabili da chiunque, facile manovalanza delle organizzazioni criminali. Mentre nell’arco di tanti anni ne ho visti sistemarsi con la loro residenza, il loro lavoro felici per il ricongiungimento familiare e vivono la loro vita sparsi in tutta Italia. La mia carta era la chiave per farli passare dall’illegalità alla vita". In questi giorni il parroco di Bosco Minniti ha ricevuto centinaia di attestati di solidarietà: "Meno male – conclude – sarei sprofondato in un gorgo di solitudine nera proprio nel momento in cui scoprivo di essere indagato come regista di una trama perversa di sfruttamento e perversione, fornitore di una base logistica ad un’associazione a delinquere, costruttore di carte essenziali alla realizzazione di piani criminosi finalizzati al degrado fisico e morale di persone". L’avv. Sofia Amoddio ha ribadito che padre Carlo non è accusato di sfruttamento della prostituzione.
Inchiesta sui permessi di soggiorno, il prete coinvolto: “Ho fatto solo del bene”
19 marzo 2010 - 13:19
Salvatore D'Anna
