Salvatore D'Anna

Santo La Causa, il superlatitante di Cosa nostra arrestato l’8 ottobre scorso da carabinieri del reparto operativo di Catania, era stato scarcerato il 2 agosto del 2006 in applicazione dell’indulto. Il boss era detenuto nel carcere di Parma in regime di 41bis per scontare un residuo di condanna per ricettazione inferiore ai tre anni di detenzione e per questo poté usufruire dei benefici di legge. La notizia è stata confermata in ambienti qualificati. La Causa fu condannato nel maggio 2007, con sentenza definitiva passata in Cassazione, a sette anni di reclusione per estorsione, ma nel frattempo si era reso irreperibile. Per questo la Procura generale di Catania emise nei suoi confronti un ordine di custodia cautelare in carcere, facendolo diventare ufficialmente un latitante. Nel dicembre dello stesso anno è stato emesso nei suoi confronti un’ordine di arresto per associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta Plutone. Nel gennaio del 2004 è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Salvatore Vittorio a conclusione del processo di primo grado dell’inchiesta Orione, ma è stato prosciolto in secondo grado dalla Corte d’assise d’appello di Catania.

 

Si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al Gip di Catania Laura Benanti il presunto boss Santo La Causa, il superlatitante di Cosa nostra arrestato l’8 ottobre scorso da carabinieri del reparto operativo del comando provinciale etneo. Durante il brevissimo interrogatorio il suo legale, l’avvocato Carmelo Calì, ha contestato la consistenza giuridica della flagranza di reato per il reato di associazione mafiosa ipotizzato per il suo assistito. Nei confronti di La Causa, indicato come il capo dei capi della ‘famiglia’ Ercolano-Santapaola, sono pendenti una condanna definitiva a sette anni di reclusione per estorsione ai titolari di un parcheggio nel centro di Catania e un’ordine di carcerazione per associazione mafiosa emesso nell’ambito dell’inchiesta Plutone contro Cosa nostra.

 

Restano in carcere Santo La Causa, sette esponenti di spicco della cosca Santapaola e un fiancheggiatore del clan. Lo ha deciso il Gip Laura Benanti che ha convalidato il loro fermo e emesso un ordine di carcerazione. Restano così detenuti anche il latitante Carmelo Puglisi, ricercato per gli attentati all’imprenditore antiracket Andrea Vecchio; Ignazio Barbagallo, indicato come esponente di alcuni paesi etnei della cosca Santapaola; Francesco Platania, ritenuto il referente del rione San Cristoforo; Rosario Tripodo, ‘reggente’ di Picanello; Sebastiano Laudani, esponente di spicco dell’omonima famiglia; due esponenti storici di Cosa nostra a Catania, indicati come luogotenenti di fiducia del capomafia Benedetto Santapaola, Enzo Aiello e Venerando Cristaldi; e Antonino Botta, un fiancheggiatore, che secondo i carabinieri aveva messo a disposizione la villa di Belpasso dove si teneva il summit. Per tutti la Dda della Procura etnea aveva chiesto, e ha ottenuto, gli arresti cautelari in carcere.