Domenico Giardina

“No drugs day” il 3 marzo a Gela. Scenderanno in campo centinaia di studenti, tutti insieme per dire “No alla droga”. No all’uso di sostanze per affrontare i problemi, non all’uso di droga come lavoro. Nei manifesti fatti affiggere in città e nello spot che gira in questi giorni su YouTube e Facebook, lo slogan è chiaro “la mia vita non è polvere”: un richiamo alla responsabilità per tutti, giovani e adulti. Dunque è dal basso che arriva un grido per le istituzioni, ad essere più presenti e costruire uniti alternative al disagio in una città come Gela, che si trova senza cinema e teatro e diventa il luogo in cui simbolicamente dalla Sicilia si alza un messaggio di speranza e una richiesta di aiuto alle Istituzioni. Ad organizzare l’iniziativa la rete delle scuole di Gela, unitamente alla pastorale giovanile della città, al Movi e ad altre realtà associative. In questo territorio, una comunità vivace, di associazioni, scuole, parrocchia, da anni anima il territorio e costruisce esperienze concrete di alternativa alla devianza. E’ la forza di una comunità che non vuole cedere il passo alla violenza, all’ignoranza e alla droga.

 

 

"Abbiamo il compito come cittadini di proporre esperienze positive e dare un chiaro orizzonte ai ragazzi di Gela – dichiara Enzo Madonia, della direzione nazionale del MoVI – ma occorre che il mercato culturale e sociale della città diventi più forte del mercato della droga che è un mercato che porta alla morte. La società civile a Gela è sola, le politiche per i giovani, per l’infanzia e per la cultura sono state abbandonate da tempo".

 

 

"Continuiamo a camminare nel servizio ai giovani – dichiara don Giuseppe Fausciana, responsabile diocesano della pastorale giovanile – perché il futuro di una città è fatto di buoni cittadini e per questo servono strutture e progettualità innovative capaci di arrivare al cuore dei ragazzi. Oggi lo spaccio avviene tra pari e l’uso delle droghe è per molti una richiesta di aiuto e nello stesso una alternativa al vuoto che hanno dentro. Abbiamo la responsabilità di educare questi ragazzi ad amarsi e aiutarli a colmare questo senso di vuoto che spesso è la mancanza di una relazione autentica prima di tutto con i genitori".