L’attuale segretario provinciale della Fillea-Cgil di Caltanissetta, Ignazio Giudice, era stato tra i primi a proporla: chiedeva, già alcuni anni addietro, “la creazione di una white list finalizzata ad ospitare tutte quelle aziende, attive nei molteplici settori della filiera edile, dalle costruzioni al movimento terra, passando per la produzione di calcestruzzo, estranee a collegamenti sospetti o, ancora, esenti da qualsiasi irregolarità contributiva o previdenziale”.
Giovedì, il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha inviato, a tutte le Prefetture d’Italia, una direttiva che impegna i destinatari ad avviare controlli sul territorio, atti a distinguere tra imprese sane ed entità economiche da isolare dal circuito economico.
Il peso della decisione appare evidente in una regione, la Sicilia, da sempre ai vertici di un’edilizia dai contorni non sempre ben definiti. Lo stesso Giudice, facendosi portavoce della Fillea provinciale, si dice soddisfatto “dell’ennesimo passo verso una trasparenza essenziale in un settore che deve ancora crescere sotto questo profilo”.
Anche perché, la direttiva, perlomeno sul versante siciliano, segue l’accordo concluso da sindacati, Prefetture, Istituzioni regionali e Italcementi spa, destinato a costituire una sorta di apripista anche in direzione di altri soggetti economici: controlli più frequenti, scambio di informazioni tra aziende e Prefetture, tracciabilità dei rapporti con fornitori e subappaltatori.
Stando al Ministero, solo le imprese rientranti nelle white list potranno partecipare alle gare d’appalto, anche quelle indette dagli enti pubblici: si delinea, dunque, una condizione ineludibile per la prosecuzione di una corretta attività d’azienda.
In particolar modo, le indicazioni fornite dal Ministro Maroni, si concentrano su due settori: la produzione di calcestruzzo e la gestione delle cavi di inerti. Anche sotto questo profilo, Giudice apprezza l’iniziativa, “nella speranza che anche questa mossa possa contribuire ad una maggiore presa di coscienza del problema”.
