Rosario Cauchi

Il contenuto delle relazioni depositate presso la Procura della Repubblica di Gela dai periti nominati dal magistrato Monia Di Marco, parla chiaro: Vanessa Lo Porto, rea confessa dell’uccisione dei suoi due figli Giuseppe e Andrea Pio D’Augusta, non era capace di intendere e di volere al momento dei fatti.

 

Era il 23 aprile quando la giovane donna gelese, all’apice della disperazione causata dallo stato di salute dei due piccoli, entrambi affetti da forme di autismo, decise di farla finita. Annegò i bambini nelle acque della costa gelese ma non riuscì a suicidarsi, come, invece, originariamente deciso.

 

Adesso, le perizie redatte dagli esperti sembrano accogliere la tesi esposta dal legale di Vanessa Lo Porto, l’avvocato Flavio Sinatra, dal primo momento incentrata sullo stato di estrema depressione della sua assistita al momento dell’accaduto.

 

Il pm Monia Di Marco, comunque, ha deciso di richiedere all’ufficio gip del Tribunale di Gela l’autorizzazione allo svolgimento di un incidente probatorio, volto a comprendere fino in fondo le motivazioni alla base delle perizie realizzate dallo psicologo Giuseppe Raniolo e dalla psichiatra Liliana Gandolfo, entrambi incaricati dallo stesso magistrato. Valutazioni che verranno incrociate con quelle definite dai periti di parte, scelti sia da Marco D’Augusta, ex marito della donna, che dalla famiglia Lo Porto.

 

Tra le soluzioni più probabili, anche a detta dei legali che si stanno occupando dell’intera procedura giudiziaria, quella della non imputabilità di Vanessa Lo Porto, generata proprio dallo stato di incapacità di intendere e di volere accertato dai periti dell’accusa. Si chiuderebbe, così, una vicenda che fece parlare anche a livello nazionale sulla scorta di altre simili vicende. Al momento, Vanessa Lo Porto è stata accolta da una comunità trentina, specializzata nel trattamento di particolari condizioni mentali.