Rosa Guttilla

Dalle sinergie pratiche e d’intenti di numerose istituzioni ha preso forma il mediometraggio dell’attore Antonio Raffaele-Addamo, al debutto come regista, dal titolo “Con gli occhi di un altro”, presentato in anteprima a Palermo.

 

Il progetto, ideato e sostenuto dall’APQ ‘Sensi Contemporanei’, oltre al supporto materiale della Regione Sicilia, del Ministero dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, di Sicilia Film Commission e Cinesicilia srl, annovera anche il patrocinio morale di associazioni artistiche ma anche prettamente sociali come l’ Associazione Nazionale Magistrati di Palermo.

 

Alla presentazione del film erano presenti il regista, con l’intero cast di attori e gran parte della troup che per circa due anni ha lavorato affinché non venissero deluse le aspettative e soprattutto le testimonianze di fiducia e stima nei confronti di artisti siciliani che attraverso l’arte, in tanti anni di carriera, hanno contribuito alla doverosa esaltazione di una terra spesso umiliata e mortificata.

 

Il mediometraggio, prodotto da Danila Laguardia per l’Associazione culturale Tersite,  è tratto dall’atto unico ‘19 Luglio 1992’ scritto da Cetta Brancato all’indomani di quella strage che, al culmine di una tragicità esponenziale registrata da un ventennio fino ad allora, impose una riflessione generalizzata tra tutti gli abitanti di una città che, in ogni modo, condivisero nel silenzio un evento rimasto indelebile nella memoria di ognuno.

 

Per il regista è stato un compito non da poco riadattare il testo, pensato come opera teatrale, caratterizzato da parametri ben lontani dalla rappresentazione filmica.

Di film e fiction sul tema della mafia il piccolo e il grande schermo sono ormai saturi e in effetti uscire dalla classica riproposizione di eventi o semplici contrapposizione tra coloro che stanno dalla parte della legalità e coloro che invece la snobbano non è un compito semplice.

 

La visione del prodotto finale lascia piacevolmente sorpresi per tanti motivi primo fra tutti proprio perché ogni scena, ogni battuta, è ben lontana dalla retorica e della banale impronta narrativa che hanno caratterizzato le ultime produzioni.

Così come nel testo pensato per il teatro anche nel film, come afferma Andrea Camilleri, ‘viene reso omaggio al sacrificio compiuto dal funzionario pubblico ma soprattutto viene compiuto un inno di esaltazione a quello che Merleau-Ponty chiamava l’unico eroe tragico possibile dei nostri giorni ovvero l’uomo, che continua a fare quel che fa credendovi, pur sapendo perfettamente che lo scacco, il fallimento e la sconfitta sono in ogni momento in agguato’.

 

In effetti nella brevità  della rappresentazione, della quale per tutto il tempo viene mantenuta alta la tensione emotiva e narrativa, sin dai primi minuti ciò  che si riscontra è il conflitto tra ideali, tra il bene e il male, tra il lecito e l’illecito, tra quell’elemento ancora ignoto che spinge un uomo al sacrificio estremo, pur di innalzare all’altare degli onori il valore inestimabile di ogni creatura umana, e quell’altro sentimento di disprezzo totale verso la vita.

 

Non ci sono nomi o posizioni sociali, gli attori sono quasi uno strumento marginale attraverso cui le parole prendono forma per comunicare il messaggio, unico protagonista del film; le espressioni del volto, il coraggio presentato come sfida all’atto della morte intesa non come fine bensì come estremo atto di libertà, poiché ‘nulla è più a misura d’uomo di un ideale’, accompagnano lungo tutta la rappresentazione.

 

Attraverso un linguaggio altamente poetico si assiste alla ‘fatica compiuta da una creatura prima di diventare uomo’: Peppino Gagliano, affiliato alla mafia, deve compiere l’ennesima strage ma l’incontro con la sua vittima compie quel passaggio cruciale che lo fa diventare uomo, segnando al contempo il suo stesso destino di morte.

 

Compiuta questa metamorfosi la morte diventa solamente un trascurabile dettaglio.

La possibilità di guardare sè stessi con occhi diversi è un’opportunità che non capita a tutti ma che, se ci viene offerta, difficilmente possiamo rifiutare, contribuendo all’affermazione della vera natura umana.

 

Parole, immagini, sonorità  egregiamente bilanciate, luci, ombre e colori riescono a rievocare quel sentimento, per ciascuno peculiare, che è rimasto immutato e indelebile da quel giorno nell’animo di ogni siciliano.

 

Far riemergere, senza scadere nella retorica, sentimenti dirompenti quali lo sgomento e l’impotenza verso un sistema nascosto capace di far saltare in aria ogni cosa pur di tagliare le gambe a coloro che, sulle loro gambe, promulgavano il dovere all’onestà e alla legalità, è stato molto impegnativo, a detta del regista.

 

Constatare alla fine della proiezione di aver sentito, per tutto il tempo, la sensazione di avere un nodo alla gola, può considerarsi un elemento di conferma alla riuscita dell’impresa.

 

Questo adattamento cinematografico, dunque, rappresenta un ottimo strumento per non dimenticare, per portare ancora avanti un messaggio che è doveroso far giungere integro alle nuove generazioni come valore aggiunto alla propria formazione culturale e sociale.