Partiamo dalla conclusione del pezzo di Ignazio Panzica del 19 febbraio sul Comune di Palermo, o meglio sul “silenzio” intorno alle vicende di Palazzo delle Aquile. Cosa è accaduto per far affievolire le voci di dissenso, lo sdegno nei confronti dell’amministrazione guidata da Cammarata, che pure hanno accompagnato l’intero anno 2009, fuori e dentro il Palazzo ?
Sono state forse sufficienti le tre rassicuranti interviste in dieci giorni concesse dall’ing. Lo Cicero alla Rai regionale a proposito della raccolta dei rifiuti, o il nuovo contributo dello Stato concesso all’Amia, o la rimozione, seppure a singhiozzo, di una parte delle montagne di quei rifiuti abbandonati sulle strade della città, o ancora, da parte del governo nazionale, il riconoscimento del Comune di Palermo come tra i più virtuosi d’Italia, o il fine settimana senz’auto in via Ruggiero Settimo e via Maqueda? Su una parte della cittadinanza, probabilmente, questo ed altro ancora può aver pesato nel determinare quel calo di tensione, anche se sottotraccia una parte della città discute, ragiona e soprattutto non se la beve. Ma la politica del Palazzo, delle lobby istituzionali, non si lascia condizionare di certo da queste cose.
E allora perché il “ silenzio”? Il vostro cronista prova a dare alcune risposte e propone alcuni interrogativi. Anche noi vorremmo fare qualche considerazione sparsa.
L’inchiesta sulla protezione civile conferma, ancora una volta, quello che già era ben noto, cioè che i comitati d’affari sono sempre rimasti al lavoro, se si fa eccezione per un breve periodo di due/tre anni dal 1993, nei quali è stato necessario ricostruire gli eserciti del malaffare, individuare e consolidare i nuovi riferimenti politici. Nessuno può pensare che la Sicilia sia rimasta al di fuori da questi processi di ristrutturazione che, ovviamente, non sono statici, e per sempre. Chi vuol capire, chi vuole contrastare malaffare e cattiva politica deve provare ad individuare interessi e risorse economiche in movimento, centri decisionali e collegamenti tra soggetti che interagiscono in ambito politico ed istituzionale. In Sicilia, ad esempio, intorno ad acqua, rifiuti ed energia ruotano corposi interessi; molti fondi comunitari sono finiti da quelle parti, nonostante quote non irrilevanti delle risorse spendibili per quegli assi di intervento siano state restituite all’Ue, perché rimaste inutilizzate.
E a Palermo ?
C’è un lago di percolato del diametro di circa cento metri nell’ inferno di Bellolampo ed un’indagine della magistratura che, ci auguriamo, chiarisca e colpisca responsabilità. Questa vicenda però non sembra turbare più di tanto né il mondo della politica, né quello dell’informazione. Forse una seduta di consiglio comunale straordinaria nella sede della circoscrizione dove ricade Bellolampo affinché il Sindaco e i vertici dell’Amia forniscano delle spiegazioni, ci starebbe. E ancora, sembra inventato ed invece è vero: l’ing. Lo Cicero viene anche lui coinvolto da una parte del Palazzo di giustizia per lo sfascio dell’Amia e chiamato da un’altra parte di quel palazzo a cooperare con i commissari mandati dal tribunale per verificare lo stato delle finanze di quell’azienda. Ma quel che forse più inquieta è che non si parli di quel che bisognerà fare nella ipotesi fondatissima della certificazione definitiva di fallimento dell’Amia.
Mentre Il Sindaco è indagato per truffa, falso, abuso d’ufficio per l’assunzione alla Gesip del suo factotum, poi divenuto facnihil al Comune, nessuno sa e nessuno chiede di sapere se il Comune si costituirà parte civile nel processo che lo riguarda. Nessuno sa e nessuno chiede, come si legge nel vostro pezzo, che fine abbiano fatto le domande perentorie rivolte dalla Corte dei Conti al Comune, alle quali quest’ultimo avrebbe dovuto rispondere entro la fine dell’anno appena trascorso. Nessuno sa e nessuno chiede che fine abbiano fatto gli ispettori inviati da Lombardo al Comune di Palermo e il cui mandato è ormai vicino alla scadenza. Nessuno sa e nessuno chiede come giustificherà la Regione la cessione, senza un avviso pubblico, dell’area di fondo Raffo al patron della Palermo calcio per realizzarvi un centro commerciale, dopo quel voto del Consiglio comunale che ha approvato una variante micidiale con la incomprensibile astensione del Partito democratico, allora ancora in fase di gestazione.
La città rimane in attesa di capire quale sarà il destino del proprio territorio e in particolare del fronte a mare, oggetto dell’attenzione e dei desideri del Presidente dell’autorità portuale, ancor prima di assumere quel prestigioso incarico.
A proposito di assetto del territorio, ci siamo ormai abituati alle situazioni più inverosimili, ultima delle quali il varo di norme che consentiranno ampliamenti di immobili destinati a fini abitativi, mentre la Sicilia frana per il dissesto provocato anche dalla edificazione incontrollata e senza criterio. Non sappiamo se ci saranno nel prossimo ed immediato futuro fatti clamorosi, che il Palazzo sembra paventare anche per i boatos ricorrenti. Noi ci limitiamo a lavorare per tenere sempre vivo lo stato di all’erta, confidando nella vigilanza della politica, dei cittadini e della opinione pubblica critica.
Emilio Arcuri
Alberto Mangano
Aldo Penna
