Rosario Cauchi

I reclusi della casa circondariale “Petrusa” di Agrigento hanno deciso, attraverso una comunicazione inviata all’ufficio regionale del Garante dei detenuti, di presentare un esposto alla locale Procura della Repubblica. Intendono, in questo modo, denunciare quelle che definiscono “condizioni di detenzione assolutamente inumane e contrarie all’articolo 27 della Costituzione italiana”.

 

Autori dell’iniziativa sono i detenuti del reparto di alta sicurezza, tra i più strategici dell’intera struttura. Tra le lamentele, la costante assenza di acqua e l’inadeguato livello dei servizi. “Per la carenza idrica – ammettono nella missiva inviata al Garante – gli scarichi dei bagni delle celle sono chiusi, l’areazione è totalmente assente, non ci sono finestre nella zona dedicata ai servizi igenici e il clima torrido dell’estate non favorisce alcun miglioramento”.

 

Neanche il contattato con i responsabili sanitari e con gli operatori sociali, a detta dei reclusi, avviene secondo quanto stabilito dalle norme del codice penitenziario. “I colloqui – si indica nella comunicazione – sono rari, inadeguati rispetto alle esigenze dei reclusi di un reparto duro come quello di alta sicurezza del penitenziario di Agrigento”. Al momento, stando alla ricostruzione compiuta dai ristetti, all’interno del reparto non vi sarebbe neanche la possibilità di utilizzare le docce, e di conseguenza di provvedere all’igiene personale di ciascuno.

 

Spetterà ai magistrati della Procura della Repubblica di Agrigento decidere se avviare un’eventuale azione volta a fare ulteriore luce sulle accuse lanciate dal carcere “Petrusa”. Intanto, Mimmo Nicotra, vice segretario generale del sindacato autonomo Osapp, invita il Ministro della Giustizia Alfano “a provvedere in maniera celere all’apertura di nuove strutture in Sicilia”. “Si fanno tante chiacchiere -dice Nicotra- ma ad esempio continua a slittare l’avvio delle attività della casa circondariale di Gela, ferma ormai da due anni”. Rosario Cauchi