Amia sempre più al centro della bufera. Il Gup di Palermo, Giuseppe Sgadari ha rinviato a giudizio per “falso in bilancio” gli ex vertici aziendali: l’ex Dg Orazio Colimberti e l’ex Presidente, il senatore Vincenzo Galioto, più tutti i consiglieri di amministrazione e due commercialisti.
Parallelamente riparte l’allarme percolato a Bellolampo. Ossia dello stato incontrollato dei liquidi pestiferi e velenosi che tracimano dal cuore della discarica, costituendosi in pericolose pozze fangose,cominciando a scivolare a valle, o peggio cominciando ad infiltrarsi nelle falde sottostanti del terreno, entrando nel naturale circuito idrogeologico cittadino. Lo stato di allarme si è aggravato giovedì della scorsa settimana, dopo le nuove abbondanti piogge che si sono abbattute sulla città. A Bellolampo la situazione è ben oltre il livello di guardia. Sarebbe indispensabile un intervento straordinario di mezzi della Protezione Civile per poter riprendere in pugno la situazione. “Sarebbe indispensabile l’uso di quasi una decina di grandi ed adatte idrovore, in grado di aggredire contemporaneamente da più lati le pozze formatesi – spiega l’ing. Giovanni Gucciardo dell’AMIA- ma anche un intervento massiccio di questo tipo si scontrerebbe con il complicato problema del recapito finale di questi liquami da depurare. La società titolare dell’appalto di smaltimento, la calabrese “Sida” che scarica nell’impianto autorizzato di Gioia Tauro, non può farcela da sola. Tanto che ci ha chiesto l’autorizzazione ad integrare la sua forza operativa con un subappalto locale”. Subappaltatore che ha poco da inventarsi visto che può limitarsi a scaricare, a turno, solo nei piccoli impianti di smaltimento locali autorizzati: dal depuratore di Acqua dei Corsari, ai due centri specializzati di Carini e Termini Imerese. Nulla di adeguatamente proporzionale alle dimensioni dell’emergenza in corso a Bellolampo.
Il Prefetto,da poco confermato Commissario straordinario all’emergenza rifiuti palermitana, è fuori dalla grazia di Dio. Ha chiesto, ruvidamente, a Lo Cicero conto e ragione della situazione. Il Presidente/liquidatore dell’AMIA, ha perciò pensato bene di utilizzare il “metodo Raineri” – tanto caro ed abusato da Cammarata al Comune – tentando di scaricare la responsabilità su qualcun altro, nella fattispecie sull’ing. Giovanni Gucciardo, approdato a Bellolampo soltanto nel novembre scorso, sostituendolo, inopinatamente, con Aldo Serraino, che era parcheggiato all’AMIAESSEMME dopo una “discussa” esperienza di DG “pro tempore”.
Gucciardo che, oltre ad essere una persona perbene e capace, non ha gradito per nulla di dover passare per il colpevole della emergenza. Così, ha preso carta e penna ed ha scritto a Lo Cicero una lettera di fuoco. Che contiene gli elementi di una dura requisitoria contro il malaffare all’AMIA. In sostanza il dirigente AMIA, pur riconoscendo l’impegno e le capacità di Lo Cicero, gli contesta di voler buttare la polvere sotto il tappeto per nascondere il disastro perpetrato in Azienda dal 2001 al 2008.
“Oggi l’Azienda, per scelte azzardate e non condivise nel passato dalla maggior parte dei Dirigenti, rischia il fallimento – ha scritto Gucciardo- e comunque si concludano gli eventi, si prospetta un futuro di stenti e di sacrifici, e Lei, a cui è oggettivamente riconosciuta la capacità di aver raddrizzato e tenuto fermo il timone di una barca in balia di un mare in tempesta, vorrebbe far ricadere le colpe delle cause su altri?” E’ esplicito il riferimento alla campagna mediatica sia di Lo Cicero che del sindaco, che da tempo martellano sulle responsabilità dei dirigenti AMIA, accusati di eccessiva arrendevolezza nei confronti della singolare gestione 2001-2008 (Colimberti – Galioto), conclusasi con un buco di bilancio complessivo parente di 300 milioni di euro, scomparsi nel nulla. “Se inoltre risultasse veritiera la campagna denigratoria in corso da tempo nei confronti della classe dirigente dell’Amia, – ha proseguito nella sua lettera Gucciardo – emersa a seguito delle informazioni stampa sugli scandali aziendali che si sono succeduti, si configura un quadro di disagio e di sfiducia assolutamente non condivisibile che discredita gli stessi dirigenti e tutti gli operatori dell’Azienda, ai quali, in ogni modo e indiscutibilmente, va anche riconosciuto il merito di aver contribuito, con impegno quotidiano e con difficoltà, alla ripresa economica della società”. Insomma, lamenta Gucciardo: “perché non sono stati previsti per tempo la programmazione degli investimenti aziendali, a cominciare dall’attività di pretrattamento dei rifiuti, già annunciata dal 2005, ma avvalendosi dello strumento delle proroghe, si è preferito investire ben più consistenti somme in altre attività extra contrattuali quali la partecipazione a gare per il servizio di raccolta in altre aree della nostra Regione?”. Per giungere ad una pesante contestazione, che è l’architrave dei problemi odierni dell’Amia, il simbolo della mala gestione 201-2008: la missione ad Abu Dhabi. Si è chiesto Gucciardo: “perché si è scelto di offrire il “know-how” aziendale (sic!) impiantando uffici negli Emirati arabi, con notevole dispendio di risorse ed energie, nulla concretizzando, invece di dedicarsi all’organizzazione del servizio di raccolta differenziata nella Città di Palermo?”.
In sostanza, Gucciardo – al di là del legittimo sdegno personale – ha solo dato voce al malessere che serpeggia dentro il gruppo dirigente dell’AMIA, che comincia a percepire come Cammarata e Lo Cicero, nella foga del dramma aziendale, ormai “non conoscono più nessuno”. Ergendo, così, il “metodo Raineri” a metodo di rapporti aziendali ed interpersonali.
Ecco perché,con la conferma della richiesta di fallimento dell’AMIA da parte della Procura di Palermo, si moltiplicano i dubbi e le incertezze sulla possibilità che il “Piano di salvataggio Lo Cicero” sia idoneo a raggiungere lo scopo. Il pm Marzella lo ha detto senza mezzi termini, “l’Amia da sola non ce la può fare, serve l’Amministrazione controllata, posto che il ministero dell’Economia ha già comunicato i nomi della terna dei Commissari designati: Paolo Lupo,Giuseppe Romano e Salvatore Sorbello”.
Davide Faraone, capogruppo PD al Comune, dà voce ai dubbi più diffusi : “Abbiamo l’obbligo morale e politico di salvare l’AMIA dal fallimento, per evitare che poi possa finire facilmente nelle mani dei soliti amici degli amici. Evitando,così, un altro lacerante dramma sociale, sia ai lavoratori, che alla cittadinanza, sempre più esasperata dai rifiuti disseminati per strada. Resta il fatto che, se la situazione oggi è così drammatica, lo dobbiamo solo al Sindaco, e al suo gruppo di potere, che ha ridotto in ginocchio l’Amia e la città”.
“La presa di posizione della Procura di Palermo lascia sperare che la situazione dell’AMIA – dice il consigliere PD Maurizio Pellegrino – venga attentamente valutata e che non passi tranquillamente la recente bufala diffusa da Cammarata per cui l’AMIA sarebbe oggi una azienda, ormai, risanata. E’ semplicemente ridicolo affermarlo, stante la situazione nella quale non si riescono a comprare i cassonetti, a raccogliere in modo ordinario i rifiuti, a controllare l’effettiva presenza al lavoro del personale, a bloccare gli straordinari a fronte di mille addetti in più”.
“Lo Cicero ha affrontato soltanto alcuni degli aspetti più madornali della gestione Galioto & Cammarata -conclude Pellegrino – e ha messo un po’ di polvere sotto il tappeto. I palermitani hanno solo da guadagnare da un’operazione verità sull’Azienda e Lo Cicero sbaglia a parlare di “conseguenze terribili” nel caso in cui fossero accolte le istanze dei giudici. Non ci sarebbe nulla di devastante che dei soggetti esterni alle magagne di ogni tipo che ci sono state in quell’azienda, possano dirci come stanno effettivamente le cose. Di “terribile” ci sarebbe soltanto il fatto che Cammarata, Galioto e lo stesso Lo Cicero dovrebbero rispondere del loro comportamento su una crisi che,prima delle nostre denunce e del successivo intervento della Procura, era sotto gli occhi di tutti, mentre lor signori continuavano a far finta di non vederla”.
Sorge spontanea la domanda: perché il Prefetto non chiede l’immediato intervento della Protezione civile, per affrontare l’allarme percolato, invocando un uso straordinario di mezzi d’intervento, a fronte di una straordinaria situazione di emergenza, che attenta seriamente e concretamente alla salute ed alla incolumità dei palermitani?
Ah saperlo!
