La Sicilia ha sempre fatto gola ai petrolieri, non è un mistero. Ma, nei prossimi mesi, si preannuncia un’intensa fase di ricerche di “oro nero” e gas al largo delle coste dell’Isola. Sono tre le compagnie petrolifere che stanno “scaldando” le trivelle: l’australiana AuDax, che si accinge ad esplorare i fondali al largo di Pantelleria; gli inglesi della Northen Petroleum sono impegnati, invece, nei pressi dell’arcipelago delle Egadi, mentre la Transunion Petroleum Italia ha avviato la procedura d’impatto ambientale propedeutica alle trivellazioni davanti alle coste iblee.
Proprio quest’ultima ha inviato una nota ai ministeri dell’Ambiente, dei Beni Culturali e dello Sviluppo Economico, oltre che alle provincie di Ragusa e Siracusa e a diversi comuni del territorio, per concretizzare l’istanza di “permesso di ricerca”. Subito si sono levate le proteste dei sindaci preoccupati della possibile ricaduta negativa per il distretto turistico ibleo, per non parlare del grido d’allarme lanciato da decine d’associazioni ambientaliste, alcune nate recentemente proprio contro le trivelle.
Giuseppe Sulsenti, primo cittadino di Pozzallo, ha invitato “i colleghi interessati a fare fronte comune per dire da subito no alla richiesta della Transunion, convinto che quel tipo di ricerca industriale possa mettere a rischio l’ambiente marino e la bellezza delle nostre spiagge”. Gli ha fatto eco il sindaco di Santa Croce di Camerina, Lucio Schembari, preoccupato perché “simili ricerche sono un danno all’immagine della provincia di Ragusa che ha investito sul turismo”. Infatti, proprio nel territorio del suo comune, precisamente a Punta Secca, di trova la casa del “commissario Montalbano”, immortalata nella seguitissima fiction televisiva. “Grazie a Montalbano – prosegue Schembari – abbiamo avuto un notevole incremento nei nostri territori di presenze turistiche”.
Ha alzato la voce anche il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque: “Il mio comune è patrimonio dell’Umanità per alcuni monumenti dall’enorme valenza architettonica, da tempo ci siamo schierati contro le perforazioni nel nostro territorio”. Il primo cittadino allude alle trivelle della Panther Oil, che fino a poco tempo fa avevano minacciato di attivare le sonde in pieno Val di Noto, suscitando, anche in quel caso, feroci polemiche.
Conviene tutto questo alle tasche dei siciliani? Quanto ci guadagnamo? Poco o niente. Le royalties che le compagnie petrolifere pagano all’Italia sono appena il 4%, contro l’85% della Libia e l’80% della Russia, come si legge in un articolo su Repubblica. Inoltre, con un’estrazione inferiore alle 50 mila tonnellate di gregio all’anno, le società non sono tenute a pagare al nostro Paese neanche quel misero 4%. Ma, stando a ciò che riporta il sito del ministero dello Sviluppo Economico, la Regione siciliana, che ha una sua normativa sulle royalties, valida solo per la terraferma, guadagna “il 7% sulla produzione e le royalties sono destinate per 2/3 ai comuni e per 1/3 alla regione Sicilia”.
Infine, riusciamo ad immaginare il danno ambientale che un ipotetico incidente potrebbe causare ai mari siciliani. Pantelleria e le Egadi vivono di pesca e turismo, come tante altre località dell’Isola: perché correre il rischio per pochi euro?
