John Horsemoon

Ieri a Ginevra è iniziata la 80ma edizione del Salone Internazionale dell’Automobile, il più importante appuntamento europeo del settore, vera cartina al tornasole dello stato di salute dell’automotive mondiale. Il leit motiv di quest’anno potrebbe essere “cambiare per rimanere in vita”. Il segno che il cambiamento è il paradigma fondamentale cui l’industria automobilistica deve informare le proprie strategie di produzione e di vendita è dato dalla presenza in tutti gli stands di modelli eco-friendly, con un ribaltamento di prospettiva, per cui il “Padiglione Verde” ospita oggi solo alcune interpretazioni originali in materia di auto ecologiche, spesso duplicazione di modelli già presenti nelle aree maggiori (come nel caso di Kia). Per il resto, è tutto un “Salone Verde”. O meglio, blu, perché è il “blu” il colore scelto da molte case per contrassegnare i modelli con caratteristiche innovative in tema di abbattimento delle emissioni inquinanti, in primis il famigerato Co2.

 

Passato il 2009 – “l’anno più doloroso mai vissuto da un’industria”, come affermato da Sergio Marchionne – il mondo dell’automobile si affaccia al secondo decennio del XXI Secolo con rinnovate speranze di sviluppo, la crisi economica mondiale quasi alle spalle e difficili scelte da fare, per ristrutturare un settore strategico dell’economia. Crisi dagli effetti globali disastrosi che l’auto ha dovuto patire direttamente, con un crollo della domanda in Occidente e un moderato aumento nei paesi in via di sviluppo (soprattutto Cina e India), nel quadro di una tendenza di incremento del costo del petrolio, aumento essenzialmente causato dalla speculazione internazionale, a fronte di un consumo decrescente negli ultimi due anni e ad un corrispondente incremento della domanda globale di energia (soddisfatto grazie al crescente incremento delle energie alternative). Questa tendenza preoccupante ha però un’altra faccia della medaglia, interessante perché rende economicamente interessante il ricorso a fonti energetiche alternative e, in prospettiva, delinea le linee di sviluppo di medio/lungo termine per la transizione alla motorizzazione elettrica di massa, la “Nuova Frontiera” del trasporto del Terzo Millennio.

 

Nei due giorni precedenti all’apertura al pubblico, tradizionalmente dedicati alle anteprime per la stampa, si è avuta la netta sensazione delle forze in campo. Il Gruppo Volkswagen, presente con tutti i brand, ha svolto la funzione che compete al primo produttore di automobili del mondo, con presentazioni accompagnate da traduzioni simultanee in sette lingue, ambiente professionale e forte spinta verso l’utilizzo responsabile delle risorse (tranne che per il luxury brand Bentley, Bugatti e Lamborghini). Toyota, detronizzata dal vertice, ha fronteggiato la responsabilità dell’onta di dover richiamare quasi 9 milioni di auto nel mondo, per difetti all’acceleratore. Lo ha fatto nel modo più consono a chi della qualità ha fatto sempre un proprio pilastro industriale: assumendosene la responsabilità e scusandosi pubblicamente con i propri clienti e i governi. La General Motors è apparsa rinvigorita dalla cura draconiana cui è stata sottoposta (soprattutto con fondi federali) e un deciso passo verso la “Nuova Frontiera”, con al centro le nuove presentazioni, ma con il modello Volt/Ampera (testata dal vostro cronista), vero uovo di Colombo per affrontare immediatamente la transizione verso l’elettrico, con il nuovo concetto di Range-Extended che relega il motore endotermico alla produzione dell’energia elettrica necessaria a spingere il motore elettrico.

 

Il gruppo Fiat ha presentato alcune interessanti innovazioni tecnologiche, nel solco dell’affinamento della motorizzazione endotermica, oltre alla presentazione della Alfa Romeo Giulietta, che avrà un ruolo importante nel rilancio del marchio, nell’anno del Centenario. La sperimentazione elettrica è relegata alla Ferrari, un po’ poco (almeno per il momento). Anche Bmw, Citroën-Peugeot e Mercedes – per limitarci ai gruppi europei – sono impegnati nello sviluppo di modelli sempre più ecologici e l’abbattimento delle emissioni di Co2, con alcune esercitazioni tecnologiche attorno alla motorizzazione elettrica. Insomma, allo scoccare degli 80 anni del Salone di Ginevra si può rilevare quanto sia ampio lo spettro di sviluppo dell’auto e si percepisce nitidamente che nel futuro dell’economia e delle libertà personali l’auto continuerà a svolgere un ruolo importante.