(Rossella Leonforte) E’ possibile ancora oggi in Sicilia trovare una nuova specie animale finora sconosciuta? A quanto pare sì.
La scoperta, avvenuta qualche anno fa nella Grotta della Molara, viene ufficializzata in questi giorni dopo un periodo di cautela necessario per approfondire gli studi. Si tratta un piccolissimo coleottero la cui lunghezza supera appena il millimetro. E’ dotato di zampe estremamente esili e, pur essendo cieco, si muove nel fango della grotta con estrema sicurezza orientandosi grazie a lunghe antenne sensibili. Una curiosità: finora tutti gli esemplari trovati sono maschi, e i ricercatori sono ansiosi di imbattersi “nell’altra metà del cielo” se così si può dire per esserini che non hanno mai visto il cielo.
Il nome completo è Tychobythinus molarensis Sabella & Grasso, in onore dei professori Giorgio Sabella e Rosario Grasso dell’Università di Catania, che hanno condotto le ricerche, grazie ad un accordo con i GRE, gruppi ricerca ecologica, che da qualche anno gestiscono la grotta. Il professore Sabella ha studiato il nuovo esserino in qualità di esperto in pselafidi, la famiglia a cui appartiene il piccolo coleottero ritrovato; il professore Grasso ha guidato il gruppo di ricerca del Dipartimento di Biologia di cui fa parte Maria Teresa Spena, la ricercatrice che, per prima, si è imbattuta nello sconosciuto esemplare.
Così ancora oggi la grotta della Molara è riuscita a sorprendere i ricercatori. Negli anni ’60 lo studioso Giovanni Mannino ne portò alla luce la ricchezza dal punto di vista archeologico, poi alla fine degli anni ’70, fu la volta degli studi a carattere naturalistico e nel 1978 il professore Domenico Caruso scoprì un isopode, endemico della Sicilia che, però, si trova anche in altre grotte della zona. Allora le specie animali conosciute erano soltanto tre, mentre oggi si arriva a una quindicina. Intanto la nuova scoperta ha già attirato l’attenzione della prestigiosa rivista entomologica internazionale Deutsche Entomologische Zeitschrift.
