Raffinerie, rigassificatori, termovalorizzatori, petrolchimica, trivelle per l’estrazione del petrolio sul mare attorno all’Isola. E grazie al referendum, “sponsorizzato” dal terribile terremoto giapponese, la Sicilia ha sfiorato le centrali nucleari.
Quaranta richieste di autorizzazioni alla trivellazione di pozzi di petrolio “pendono” come spada di Damocle sull’Isola e non c’e’ da stare allegri, perché l’impatto politico di questa valanga di autorizzazioni non ha certo turbato i sogni della Ministra dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che pure dovrebbe ergersi a “custode” dell’ecosistema. E’ siciliana ed e’ la titolare dell’ambiente, sommando quel che serve per frenare l’assalto dell’industria petrolifera, che ha un “indotto” affollato ed importante.
Invece che la Ministra, a difendere l’integrità delle coste siciliane, c’è Luca Zingaretti, alias “commissario Montalbano”, che utilizza la sua notorietà per sensibilizzare l’ambiente e salvare il “paradiso marino siciliano”, da Pantelleria alle Egadi.
Al largo delle Egadi, infatti, ormai da anni sono puntati gli occhi (e i portafogli) delle compagnie estrattive. “Il fatto” ha realizzato un reportage sulla questione, dando voce a perplessità, paure, preoccupazioni di operatori turistici ed ambientalisti che vedono nei pozzi petroliferi a mare una autentica jattura per la Sicilia.
La valutazione delle concessioni per l’estrazione spetta alla Ministra siciliana dell’Ambiente. Questo dovrebbe fare dormire i siciliani su quattro guanciali, e invece, leggendo Il Fatto, ci si accorge che le notti potrebbero essere agitate, eccome. Il Fatto ricorda che la Ministra e’ una imprenditrice, pur non avendo più pacchetti azionari in alcune delle aziende dell’indotto legate, in un modo o in un altro, all’attività estrattiva, deve decidere su questioni che interessano direttamente imprese che hanno soci con il suo cognome. Congiunti, dunque. La qualcosa, di per sé, non significa nulla.
Potrebbe suggerire maggiore attenzione proprio per evitare sospetti, ed invece li alimenta. Il pregiudizio non c’entra, “Il fatto” ne fa una questione di opportunità. E c’e’ chi ricorda i precedenti. La Ministra si e’ trovata dall’altra parte della barricata sui termovalorizzatori e sui rigassificatori, non si e’ messa di traverso sulle centrali nucleari. La Regione siciliana e’ stata più volte sollecitata dal Ministero a realizzare termovalorizzatori e rigassificatori. La Ministra dell’Ambiente, al di là della sua attività imprenditoriale, non si e’ fatta la fama di ambientalista.
Il governo regionale non e’ affatto entusiasta della piega che sta prendendo la situazione. Ora si tratta di farlo sapere con forza. La Sicilia ha una risorsa di inestimabile valore, il suo mare, le coste, le isole minori. Un ambiente naturale unico al mondo. Tutto questo può essere rovinato da un banale incidente. C’e’ bisogno di ricordare il disastro americano al largo delle coste della Florida? L’Atlantico, un oceano, devastato da sei mesi di fuoruscita di greggio. Irrefrenabile, incontenibile. L’impotenza delle compagnie petrolifere, dei presidi di sicurezza, degli “esperti”.
Le rassicurazioni sulla sicurezza degli impianti e sui sistemi di controllo non bastano. Pur credendo per fede alle compagnie petrolifere e alla loro volontà di prevenire ogni incidente, anche il più lieve, resta un tasso di imprevedibilità notevole.
Sulle concessioni petrolifere al largo della Sicilia e sulla terraferma occorre riflettere sui costi-benefici. Una riflessione che non riguarda solo gli ambientalisti, ma anche economisti ed amministratori “aperti” al rischio che ogni investimento propone. Conviene mettere in pericolo un patrimonio naturale unico al mondo? C’è qualcuno che può giurare che non può accadere il disastro ambientale?
Il Mediterraneo non e’ l’Atlantico. Le responsabilità che l’Italia si assume, allargando la maglia delle concessione, è enorme.
