Si è trattato del terzo incidente più grave avvenuto in una centrale atomica. Gli attivisti di Legambiente non hanno dubbi sulla portata del disastro che ha colpito Fukushima. “E non è finita – avvertono – La situazione continua a essere grave e il livello d’allarme non accenna a scendere per i rischi di nuove esplosioni negli altri reattori e perché ancora non si è in grado di capire se nel nocciolo dei due reattori più colpiti si sia avviata la pericolosissima fase di fusione”.
Per Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale dell’associazione, “proprio la grande incertezza sull’entità del disastro nucleare in Giappone deve necessariamente sollecitare nuove e appropriate riflessioni sull’opportunità di avviare in Italia una nuova stagione nucleare”. “Oggi – aggiunge il massimo rappresentante di Legambiente – esattamente come nel secolo scorso, non esiste sicurezza assoluta per nessun tipo di centrale atomica ed è bene che i cittadini italiani sappiano, in vista del referendum al quale sono chiamati a votare, che le quattro centrali che il governo vorrebbe costruire nel Paese, utilizzeranno la tecnologia del reattore francese Epr, per il quale le Agenzie per la sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Gran Bretagna avevano individuato nel 2009 problemi nel progetto del sistema di sicurezza”.
Legambiente sottolinea come l’esplosione della centrale di Fukushima sia stata classificata di livello 4 nella scala Ines (International Nuclear and Radiological Event Scale). Per quanto concerne gli incidenti negli impianti atomici per la produzione elettrica, sono risultati più gravi soltanto la tragedia di Cernobyl (Ucraina, 1986, livello 7) e l’incidente alla centrale di Three Mile Island negli Stati Uniti, dove avvenne la fusione del nocciolo (livello 5).
